Tic tac, tic tac.
Tic tac, tic tac, il tuo suono ligio e operaio che si fa sentire nel pieno della notte come per chiedermi “che fai sveglio? Non è ancora ora d’alzarsi.” tic tac tic tac, tu che ti arroghi l’impegno di scandire il mio tempo e segni ogni mio momento. Tic tac, tic tac, “è tardi, è ancora presto, manca poco, è ora di farsi qualcosa da mangiare, non sarà meglio andare a riposare? Dormire? Su dai, non c’è più tempo da perdere, chiediglielo!” Tic tac, tic tac. A volte mi chiedo se non sia logorante adempiere a quel monotono compito che ti è stato sentenziato, sempre a far tic tac, tic tac, ma si vede, traspare, quell’orgoglio, quel sentirsi indispensabile, “dove andrebbe il mondo senza di me? Dove andresti tu?”, ed è li che pieno di te cominci a farti sentire, tic tac, tic tac, nel mezzo della notte, insopportabile ma caro e rassicurante allo stesso tempo, tic tac, tic tac.
Durante il giorno ti nascondi sotto una manica, una giacca, il tuo tic tac, tic tac, viene coperto dai rumori della città e della vita, ma non perdi occasione di farti vedere appena agguanto il volante dell’auto o il manubrio della bicicletta, le tue lancette si fan guardare e ammiccano con il loro tic tac, tic tac.
Quel tuo gesto ci ha sedotto e sei diventato oggetto di culto, stai dietro le vetrine e noi invaghiti ti guardiamo far tic tac, tic tac. Di plastica o di metallo ci segui in ogni dove, terra, cielo e mare non sono limiti per te, non c’è luogo e non c’è tempo che il tuo tic tac, tic tac possa fermare.
![]()








